venerdì 31 dicembre 2010

A Santo Stefano d'Aveto, l'Hotel Leon d' Oro

 
Salendo verso Santo Stefano d’Aveto è tutto un susseguirsi di parchi e riserve naturali. Dagli undicimila ettari quadrati del Parco naturale regionale dell’Aveto, al versante occidentale del Monte Aiona, che ospita la Riserva naturale statale Agoraie di Sopra e Moggetto si incontrano veri paradisi per gli amanti della natura incontaminata. Chi, invece, fosse alla ricerca di sana montagna troverà a Santo Stefano d’Aveto la sua meta ideale. Un paesaggio che cambia di continuo dai laghetti glaciali alle paludi, dalla vegetazione montana a quella mediterranea, rende questa zona una meta turistica invernale (con splendide piste per lo sci di fondo) ma anche estiva (grazie ai favolosi percorsi da trekking).
All’ombra delle imponenti mura del castello dei Malaspina, è possibile gustare uno dei formaggi più conosciuti della Liguria: il San Stè, prodotto proprio in questa valle dove le famiglie fanno i casari da generazioni. Ma la cittadina si fa sicuramente notare anche per le sue bellezze artistiche. Proprio di fronte al castello Malaspina, si può ammirare lo splendido campanile dell’antica Parrocchiale, mentre la Chiesa conserva sull’altare la “Madonna di Guadalupe”. Secondo l’antica tradizione, un tempo l’opera sarebbe stata appesa all’albero maestro della galera di Andrea Doria.

L'Albergo Leon d'Oro è situato sulla piazza principale del paese e si affaccia sulle più alte vette dell'Appennino Ligure.
Recentemente ristrutturato offre il calore dell'ospitalità di montagna in un ambiente accogliente e familiare dove trascorrere vacanze piacevoli e rilassanti.
L'Albergo è dotato di 35 stanze con una stupenda vista e ogni comfort: TV satellitare e per lo più balcone e angolo lettura.
L'ambiente concorre a introdurre l'ospite in un'atmosfera delicata, piacevolmente intima e familiare. L'Hotel ristorante Leon d'Oro è frequentato da quanti amano trascorrere ore liete fra i sapori antichi di una cucina raffinata, "coccolati" da un servizio attento e puntuale. 



All' HOSTELLERIE DE LA POMME COURONNEE

Locale rustico-elegante con una particolarità: L'originale menù molto ricercato, presenta piatti in cui la mela è sempre integrata e presente nelle varie forme (mousse, cotta, cruda...) ma tutto in modo piacevole, senza monotonia per il palato.Buona la scelta dei vini. Le mele sono di produzione propria, ed all'interno del locale si trova anche un piccolo shop, dove si possono acquistare prodotti della casa a base di mele. http://www.lapommevda.com/ 

Azienda Agricola Agrival s.n.c.
3, Hameau de Resselin, 11020 Gressan (AO)      Tel.: 0165/25.10.10 - Fax: 0165/25.13.98         lapomme@lapommevda.com

Ranzo diventerà borgo europeo del gusto ?

Paese della media Val d’Arroscia, Ranzo si estende nel fondovalle del torrente che ne separa il territorio, ripida e ammantata da folti castagni la parte destra, dolcemente acclive e coltivata a olivi e vigne la sinistra. L’origine del nome è incerta: secondo alcuni anticamente aveva il titolo di “Rantium ad Plebem”; per altri l’origine del nome sarebbe la parola “pancio”, che nel dialetto locale significa “difesa”. Quest’ultima ipotesi sembra convalidata dal fatto che gli abitanti della Val d’Arroscia avessero costruito un sistema di castello, per difendersi dalle frequenti incursioni saracene. Possesso del Marchese Bonifacio del Vasto, Ranzo passò poi al Marchesi di Ceva, Clavesana e Savona, commissionari del castello medioevale di cui oggi restano solo pochi ruderi, i quali già nel 1234 si sottomisero alla Repubblica di Genova. Per tutto il quattrocento Ranzo e la Val d’Arroscia in generale, furono alternativamente sottoposte a Genova e a Milano.

In questa stretta fascia di terra, limitata a nord dalle montagne e in fronte dal mare, la tradizionale attività agricola della olivicoltura è affiancata dalla coltivazione della vite (con produzione di vino bianco denominato “Pigato”). Qui fare vino è considerata impresa “eroica”: sono piccoli vigneti, strappati con fatica dall’uomo alla montagna, situati su magnifiche terrazze livellate metro per metro, ed esposti al dolce calore del sole. Questo patrimonio produttivo è anche in grande valore culturale che deve essere tutelato, pena la perdita di una storia e di una tradizione millenaria.
IN CUCINA
Produzioni alimentari: olio, vino, fiori e piante aromatiche, frutta.
Piatti tipici: coniglio alla ligure, ravioli, buridda, pan frito, lumache.

Soppressata di Calabria



Soppressata di Calabria (DOP)

Paese di origine: Italia
Settore: Preparazioni a base di carne
Zona di produzione: Regione Calabria
Riconoscimento DOP/IGP: Reg. CE n.134/98 (GUCE L. 15/98 del 21.01.1998)


La Soppressata di Calabria (o sopressata) è un insaccato che può fregiarsi del riconoscimento di presidio a Denominazione di Origine Protetta. Si ottiene con carne bianca di maiale tagliata a pezzettoni a cui si unisce pepe nero (a grani) e sale e un tocco di peperoncino.

Preparazione 

Si prepara prendendo le parti migliori della coscia del maiale, tritate e prive di nervi e insaccandole in budello naturale, in particolare bisogna usare il budello proveniente dall'intestino crasso, ben lavato con acqua e limone e messo a mollo. Una volta riempito il budello, viene forato con uno spillo e legato a mano. Il tutto viene poi lasciato asciugare all'aria.
Dopo circa due settimane si sistema sul pavimento un lenzuolo di lino e vi si adagiano le soppressate, le une vicine alle altre, con l'accortezza di lasciare tra esse uno spazio di circa un centimetro. Le soppressate vengono quindi coperte con un altro lenzuolo di lino, al disopra del quale viene poggiato un tavoliere (o un tavolo rigirato). Sul tavoliere vanno posti dei pesi in modo da ottenere quella pressatura che conferisce il nome al salume.
Dopo circa una settimana viene interrotta la pressatura e gli insaccati vengono messi ad asciugare.
Nella fase di asciugatura, della durata di circa due settimane, si usa spesso l'accorgimento di accendere un braciere nelle vicinanze che conferisca al prodotto una leggera affumicatura, nel braciere vengono aggiunte scorze di arance per garantire un'affumicatura aromatica.
Quindi si ripete l'operazione della pressatura (la "soppressa").
Nella fase conclusiva le soppressate vengono lasciate a stagionare per un periodo di cinque-sei mesi.
mirino salsiccia, capocollo, sopressata e pancetta SOPRESSATA CALABRESE NEL MIRINO

Il salame con l'aglio di Berra (Ferrara)

Il salame con l'aglio (in dialetto "salam da l'ai") fa parte, unitamente ai cappelletti (capliti) ed all'anatra (l'anara), delle specialità gastronomiche della cucina berrese.
Citazioni di questo particolare insaccato si possono trovare già su testi del Rinascimento.
Un antico proverbio locale ricorda che: "dal dì ad Sant'Andrè as ciapa al maial pral pè" (dal 30 novembre, giorno di Sant'Andrea, tutti i giorni sono buoni per la macellazione). Ancora oggi in molte case di Berra si confezionano, dopo tale data, i salami con l'aglio, seguendo i tempi e i modi della tradizione tramandata dai norcini.
La stagionatura si protrae per tutta la stagione invernale e solo in primavera il salame è pronto per l'assaggio, la cosiddetta "prova della fetta".
Il salame con l'aglio viene prodotto utilizzando le parti più nobili del maiale quali, ad esempio, il lombo, la spalla, il prosciutto.
Alla coscia vengono poi aggiunti il sale ed una lunga teoria di sapori la cui composizione varia da famiglia a famiglia e a seconda dell'estro del norcino.
Apparentemente simile al confratello mantovano, in realtà il salame berrese se ne discosta per la diversa amalgama delle carni, per la differente pezzatura e per maggior numero di spezie.
Ad ogni modo alla fine, al di là di ogni possibile raffronto, il salame con l'aglio di Berra risulta essere un prodotto di straordinaria e rara bontà, degno di comparire su ogni tavola.
( tratto dal quindicinale "Qui Po", edito da ARNI di Boretto - RE)






SALAME ALL'AGLIO


SALAME ALL'AGLIO

Uno stage televisivo a Kojsko di Brda, grazie a Sapori di Tradizione

Sapori di Tradizione, la società di comunicazione che si occupa a livello internazionale dell'ufficio stampa dei borghi europei del Gusto, ha predisposto un programma annuale di Visite Gustose da parte della stampa internazionale nel Collio Sloveno e nell'Istria Slovena.
Il primo appuntamento si terrà a metà gennaio e porterà il programma televisivo Percorsi del Gusto a conoscere
Brda ed alcune aziende di quel territorio. Il giornalista ed enogastronomo Bruno Sganga condurrà lo stage, che è stato concordato con il delegato dei Borghi Europei del Gusto, Aleksiy Mavric di Kojsko.
Kmetija Mavrič

All'Osteria il Baccalà di Stra,nella Riviera del Brenta

Renzo Lupatin, nel suo eterno peregrinare come 'buona forchetta' dell'Associazione l'Altratavola, non poteva non fare una sosta all'Osteria del Baccalà di Linda, in quel di Stra.
"Il locale, sito nella Riviera del Brenta  è arredato con uno stile che ricorda l'Altoatesino. Molto raccolto, dispone di pochi coperti. Il servizio, secondo la migliore tradizione veneta, è davvero cordiale, gentile e disponibile.Il baccalà viene qui interpretato in  diversi modi . Ho apprezzato anche  i primi ed  i dolci. La carta dei vini è ben costtuita."

Piazza Marconi 58
30030 Strà, Venezia
Tel. +39 049 9801844
Giorno di chiusura: LUNEDÌ e MARTEDÌ