Milano, 26 Febbraio 2016- Parte della redazione dei Borghi Europei del
Gusto e della rete di Milano, si sta occupando di fare una serie di
stages d’informazione previsti nel programma di comunicazione
territoriale chiamato “Comunicare per Esistere 2016”, volti a promuovere
il territorio dell’Irlanda e far conoscere i suoi prodotti più tipici,
come la birra.
Infatti, verranno intervistati quattro o cinque pub birrerie tipiche irlandesi, situate proprio nel cuore di Milano.
Tra
queste, vi è lo storico Pogue Mahone’s nella zona di Porta Romana,
famoso per la tramissione continua di eventi sportivi, con un occhio di
riguardo al rugby. Il titolare è il signor Max da ben 24 anni: la sua
famiglia ha amicizie irlandesi, da qui la proposta e l’opportunità di
aprire questo locale, oggi molto affermato anche per la comunità
irlandese.
Il Pogue Mahone’s dispone delle più importanti birre
irlandesi: si va dalla Kilkenny alla Murphy’s, la Guinness, più altre di
diverse parti del mondo. Per la cucina si può trovare la classica da
tavola fredda, eccetto il martedì che c’è l’happy hour per una pinta di
ottima birra e due volte al mese ci sono eventi di musica live
irlandese.
Pertanto, se ci si trova nei pressi della zona di Porta Romana, una birra al Pogue Mahone’s è altamente consigliata!
mercoledì 2 marzo 2016
sabato 30 gennaio 2016
Bikel by Saiel interviene in Europa sui temi della mobilità elettrica
Il tema delle ciclovie e del recupero
delle ferrovie dismesse è sempre stato al centro delle iniziative di
informazione della rete dei borghi europei del gusto.
L'Azione I Binari del Gusto mette
insieme un circuito di borghi lungo le ferrovie dimenticate.
Da oltre cinque anni la rete partecipa
alla Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate, promossa
da promossa da Co.Mo.Do., una
confederazione di Associazioni che si occupano di mobilità
alternativa, tempo libero e attività outdoor. Un tavolo allargato di
discussione e proposta sui temi della mobilità dolce, dell’uso del
tempo libero, del turismo e dell’attività all’aria aperta con
mezzi e forme ecocompatibili.
Nel suo percorso la rete ha incontrato
l'azienda Bikel ,che nasce dalle esperienze imprenditoriali dei
fratelli Baggio, in quel di Gaiarine (Treviso),con la Saiel srl (che
da sempre si occupa di impianti elettrici, mobilità elettrica,ecc.).
La passione per la bicicletta e la
cultura professionale hanno portato alla nascita di Bikel.
“Ormai le e-bike, cioè le biciclette
a pedalata assistita da un motore elettrico, hanno fatto tantissima
strada nella tecnologia e nel design, anche grazie a una richiesta
del mercato che aumenta ogni giorno. Il costo del carburante e dei
parcheggi, la mancanza di costi fissi (niente bollo, assicurazione o
casco), il desiderio di un modo di muoversi più sano e rispettoso
dell’ambiente, hanno determinato il successo delle biciclette
elettriche anche in Italia, sull’esempio dei paesi del Nord
Europa.Per chi vuole andare al lavoro senza problemi in abiti da
ufficio, per chi desidera pedalare e tenersi in forma senza faticare
troppo, per chi cerca un contatto con la natura nel tempo libero ma
non ha l’allenamento fisico per affrontare salite e sterrati,
oppure che di vuole semplicemente andare a fare la spesa o
accompagnare il bambino all’asilo o a scuola, in tutta tranquillità
e sicurezza: c’è una e-bike per ogni esigenza e Bikel vi propone
tutte le migliori marche e i modelli più recenti.”
Chi possiede già una bicicletta di
qualità, con un apposito kit è possibile modificarla e utilizzarla
come una bici elettrica, risparmiando sul costo iniziale di acquisto.
Bikel utilizza i componenti delle migliori marche, in particolare
motori Bfang / 8FUN e batterie Samsung / Panasonic, con i relativi
ricambi, per garantire la massima qualità, le migliori prestazioni
ed un’autonomia ai massimi livelli.
Inoltre Bikel offre una Garanzia 24
mesi su tutte le componenti elettriche e meccaniche e di 12 mesi
sulle batterie. La garanzia ha validità dalla data comprovata da un
documento fiscale valido (ricevuta fiscale o fattura d’acquisto)
per il periodo previsto dalla legge vigente (Decr. Leg. 2/02/02 n. 24
attuativo della Direttiva 1099/44/CE) ovvero pari a 24 mesi, in caso
di acquisto con ricevuta fiscale, o 12 mesi in caso di acquisto con
fattura fiscale.
Per tutti questi buoni motivi la rete
dei Borghi Europei del Gusto ha inserito le tematiche della mobilità
elettrica tra i temi delle iniziative del IX Festival Europeo sulle
Ferrovie Dimenticate ( 6 marzo-30 aprile),chiedendo a Bikel,
by Saiel di partecipare attivamente,incontrando il mondo
dell'informazione a Milano, Gaiarine (con uno stage organizzato in
Azienda) e realizzando un materiale didattico sulle energie
rinnovabili.
domenica 20 dicembre 2015
L'Ecomuseo del Vanoi (Tn) a Gemona del Friuli
In Vanoi, nei tempi in cui il paesaggio e gli stili di vita erano radicalmente diversi, ci si dedicava, per integrare la povera dieta alimentare, anche alla coltivazione di alcuni cereali fra i quali il mais (sorc), in dialetto. Nel 2007 è uscita la ricerca “Custodiamo il sorc”: – “…risultato di un lavoro di studio e di riattivazione della filiera tradizionale del granoturco nelle valli del Vanoi e di Primiero promosso dall’Ecomuseo del Vanoi nel contesto delle attuazioni di Agenda 21 locale di Primiero. Le attività si sono svolte a partire da aprile 2005 e si concludono con la diffusione (…) del disciplinare il 21 aprile 2007.” Coordinatori del lavoro: Adriana Stefani e Gianfranco Bettega.
L'intervento ha tracciato le possibilità di sviluppo della filiera del mais, con proposte concrete.
La farina di mais ottofile di Arcevia fraccontata a Gemona del Friuli
I Marchigiani sono stati grandi consumatori dell'"oro giallo", la classica farina di mais che all'inizio del secolo scorso era il principale alimento di una cucina povera come quella dei nostri contadini. Ora la tipica polenta è diventato cibo ricercato, ambito sulle tavole dei buongustai di ogni ceto sociale.
Purtroppo la riscoperta della polenta ha coinciso con la diffusione dei mais ibridi provenienti dagli Stati Uniti e dal Canada perché la loro resa è superiore a quella delle nostre coltivazioni tradizionali. Il mais tradizionale resiste soltanto in piccole fasce collinari e montane delle Marche e dell'Italia Centrale.
Per non perdere questa tradizione culinaria, su iniziativa dell'Amministrazione comunale di Arcevia e della Pro Loco, l'azienda agricola Montalbini ha messo a coltura da alcuni anni il "mais tradizionale a otto file" nella frazione di Magnadorsa di Arcevia. La farina di mais si ottiene con macinazione a pietra in uno storico mulino ad acqua.
Caratteristica della farina del mais a otto file di Roccacontrada (antico nome di Arcevia) è un odore delicato, aroma intenso e sapore molto gradevole.
Il Mais Piadera raccontato dal Gruppo Densiloc di Fregona a Gemona del Friuli
Il Gruppo ha raccontato il proprio impegno per salvaguardare il Mais Piadera ( per la produzione di Farina Gialla da Polenta), una antica varietà di granturco colorata da più di tre generazioni nella zona Pedemontana di Fregona. Il diserbo meccanico viene realizzato senza l'uso di erbicidi, raccolta manuale e selezione delle pannocchie manuale.
Il Mais Spinato di Gandino (BG) a Gemona del Friuli
Un’antica varietà di mais che arrivò
nel borgo seriano di Gandino nel 1632 e che oggi, grazie ad un
progetto di salvaguardia e valorizzazione, è stata riscoperta in
tutte le sue qualità.
E’ il Mais Spinato di Gandino.
Il progetto per la salvaguardia,
caratterizzazione e valorizzazione di questa varietà altamente
qualitativa ed organoletticamente pregiata di mais, nasce nel 2008.
Anno in cui, dopo il ritrovamento di
alcune pannocchie e di alcuni semi custoditi in Ca’ Parecia, antica
cascina gandinese, si dà il via ad un’attività che riporterà
questi semi alla loro purezza originaria, facendo così tornare a
vivere l’antico Mais.
Un seme oggi conservato presso il CRA
di Bergamo, nella Banca del Germoplasma di Pavia e nel Svalbard
Global Seed Vault, famoso deposito per la conservazione mondiale
delle sementi sito in Norvegia, a 1200 km dal Polo Nord.
Le Origini del Mais Spinato
Gli Olmechi erano un’antica civiltà
precolombiana che viveva nell’area tropicale dell’odierno Messico
centro-meridionale, approssimativamente negli stati messicani di
Veracruz e Tabasco sull’Istmo di Tehuantepec. La civiltà olmeca fi
orì durante il periodo formativo (pre-classico) mesoamericano,
estendentesi circa dal 1400 a.C. al 400 a.C. Gli Olmechi costituirono
la prima civiltà mesoamericana e stabilirono le fondamenta delle
culture successive, la cui ascesa fu probabilmente favorita dalle
pianure alluvionali dell’area che favorirono un’elevata
produzione di mais. L’Impero Inca è stato il più vasto impero
precolombiano del continente americano. La sua esistenza va dal XIII
secolo fi no al XVI secolo e la sua capitale fu Cuzco, nell’attuale
Perù. L’impero incaico comprendeva, al momento della massima
espansione (verso il 1532), una parte significativa degli attuali
stati sudamericani di Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile e
Argentina. Cochabamba, in Bolivia, era il “granaio degli Incas”
per l’abbondante produzione di mais.
Gandino
Il primo luogo in Lombardia a coltivare
il Mais.
Ne è testimone la storia: Gandino è
stato il primo paese in Lombardia a coltivare il mais. In un suo
memoriale del 1881 - “Due autografi contemporanei alla peste del
MDCXXX ed alla prima coltivazione del mais in Lombardia” - Filippo
Lussana, importante fi siologo, letterato, pittore e poeta di origini
bergamasche, narra che la prima coltivazione del mais in territorio
lombardo, fu fatta a Gandino nel 1632. Nello scritto si legge che a
portare sin qui questo prezioso cereale, dovesse esser stato un
foresto, il bellunese Benedetto Miari, nobile che sulle proprie terre
venete aveva già aveva sperimentato con successo, dal 1617, la
coltivazione del mais. Seguendo in uno dei loro viaggi nella terra
natia, Gandino, l’allora Patriarca di Venezia, il barone Federico
Maria Giovannelli e i baroni Benedetto e Andrea Giovanelli,
Procuratori della Repubblica veneta, Miari portò con sé il prezioso
seme, seminandolo nel campo di Clusvene, podere di proprietà proprio
dei Giovannelli.
Il Progetto
Profuma di cultura, storia, tradizione.
Nasce dalla passione e dalla volontà di un territorio di riscoprire
i suoi antichi sapori, le sue unicità all’insegna di un approccio
sostenibile. È il Mais Spinato di Gandino, prodotto d’eccellenza
che Gandino, località parte del distretto turistico de Le Cinque
Terre della Val Gandino e sita a pochi chilometri da Bergamo, ha
voluto salvaguardare e valorizzare, riscoprendone tutte le sue
qualità.
Innovazione e Tradizione
Nato nel 2008, il progetto per la
“salvaguardia, caratterizzazione e valorizzazione della varietà
locale di mais denominata Spinato di Gandino” muove sia da un
fattore storico, sia dalla forte volontà di riscoprire quel mondo
agricolo parte integrante del nostro territorio.
Sviluppo Sostenibile
È la sostenibilità il motore di
questo progetto che tocca a 360 gradi cultura, coltura, economia e
turismo, coinvolgendo mediante un approccio sistemico tutti gli
attori parte di una filiera integrata. Da chi opera nel settore
agricolo ai commerrcianti, sino alle scuole, alle istituzioni e ai
cittadini.
Sinergia
Il Comune di Gandino, la Commissione
De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine), la PRO LOCO, la Comunità
del Mais Spinato di Gandino ed il partner scientifico Unità di
ricerca per la Maiscultura CRA-MAC di Bergamo hanno saputo fare
squadra, determinando la riuscita del progetto.
Il Mais Sponcio è un'antica varietà coltivata nella Val Belluna
Il Mais Sponcio è un'antica varietà
coltivata nella Val Belluna.
La pianta presenta spighe affusolate a
tutolo bianco, è alta e vigorosa e la sua maturazione è
medio-precoce con impollinazione libera.
Tutte queste caratteristiche hanno
fatto si che questa particolare pianta di mais si potesse
perfettamente adattare alle difficili condizioni climatiche ed
ambientali della provincia di Belluno.
Le cariossidi (semi) sono a punta e al
tatto pungono. Questa sua particolare caratteristica ha fatto si che
il mais, in dialetto, venisse chiamato Sponcio, cioè che punge.
Oggi, in onore del nome dialettale, nei negozi troverete quindi il
Mais Sponcio.
La polenta che si ottiene dalla farina
di mais sponcio è la tradizionale polenta gialla di montagna: densa,
soda, forte e profumata, con le caratteristiche pagliuzze marroni.
Il risultato è dovuto all'esclusivo
utilizzo di questa farina, che presenta cariossodi dal colore
giallo-arancio e consistenza vitrea e dalla successiva macinatura
semi-integrale a pietra.
Grazie quindi, alla lontananza dai
grandi centri urbani, vie di comunicazione e insediamenti produttivi;
il mais sponcio riesce nelle fasce pedemontane feltrine e bellunesi a
sopravvivere. Inoltre, in questo modo, fa si che il territorio della
Val Belluna non venga abbandonato, ma anzi recuperato e valorizzato.
Tutto ciò è estremamente importante
per mantenere un elevato grado di naturalità nella vallata e per
mantenere e preservare la biodiversità alimentare e vegetale.
Storia
Nel 1588 si segnala a Feltre la
presenza del mais e successivamente, nel 1637, la “panocia” è
già capillarmente diffusa sul territorio (Gasperin Danilo, Polenta e
formenton 2002).
Da questo periodo storico non si riesce
però a risalire ai nomi delle varietà. Infatti è necessario dover
attendere fino al 1882, quando G. Cantoni e le successive
campionature del 1904 a cura della Cattedra Ambulante di Agricoltura
di Belluno, trovano precisi riferimenti ai mais rostrati o a becco
(ovvero al nostro mais sponcio).
Da Gazzi D. (Cereali del Veneto, 2003)
emerge che la diffusine del mais (e quindi anche lo sponcio) sia
connessa alle emigrazioni in America del Sud di fine '800.
Dal momento in cui il mais entra nella
scena montana, prende due strade: lo sviluppo scientifico e la
sapienza contadina (Gazzi Daniele, Cereali del Veneto 2003).
Per recuperare quindi, importanti
varietà ed ecotipi locali di mais, la Regione Veneto ha promosso
negli anni 2000, il progetto “Interventi per la tutela e la
conservazione del germoplasma cerealicolo del Veneto”. Questo
progetto è stato gestito dall'Istituto “Strampelli” di Lonigo e
curato dall'Istituto Agrario di Feltre e dal Museo Etnografico
Provinciale.
Il Mais Sponcio è stato scelto come
varietà prediletta dagli imprenditori agricoli locali. Dal 1999 la
Cooperativa ne ha avviato con successo la sua produzione, promozione
e valorizzazione; tanto da dover creare un consorzio di tutela nel
2008.
Il consorzio di tutela
Grazie al grande successo che la
coltivazione di questa varietà ha riscontrato, nel 2008 è stato
costituito il Consorzio di tutela del Mais Sponcio; finalizzato alla
tutela del prodotto e dei produttori.
Ad oggi il consorzio raggruppa XXX
coltivatori, con una superficie coltivata di XXX ettari. La
coltivazione avviene esclusivamente sul territorio Bellunese e segue
un severo disciplinare di produzione, sostenibile ed eco-compatibile.
Le successive fasi di molitura e confezionamento sono affidate alla
Cooperativa che inoltre ne cura anche la vendita e la promozione.
Riconoscimenti
Per le sue peculiari caratteristiche
organolettiche e la sua storia, il Mais Sponcio e, quindi anche la
sua farina, sono presenti:
nell'elenco nazionale dei Prodotti
Agroalimentari Tradizionali del Veneto;
tra le varietà a rischio di
erosione genetica meritevole di valorizzazione della Regione Veneto;
nei i prodotti della "Carta
Qualità del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi;
è presente anche tra i "Sapori
della Strada dei Formaggi e Sapori delle Dolomiti Bellunesi".
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