domenica 20 dicembre 2015

Mais biancoperla a Gemona del Friuli


Se c’era una regione italiana in cui non si poteva non realizzare un Presidio Slow Food sul mais questa è il Veneto. Tutta la storia gastronomica di questa regione è legata fortemente a un piatto fondamentale quale la polenta. Nella patria del mais marano, comunemente, quando si parla di polenta si intende la polenta gialla. Eppure, fino al secondo dopoguerra, nel Polesine, nel Trevigiano e nel Veneziano si cucinava soprattutto una polenta bianca. Considerata di maggior pregio, divideva geograficamente la pianura e la collina dalla montagna, dove era diffusa quella gialla, più rustica e più adatta alle condizioni agronomiche e pedologiche.
Il mais utilizzato è il biancoperla, una popolazione locale acclimatatasi in questa parte della pianura veneta da tempo: Giacomo Agostinetti, agronomo di Cimadolmo, nei suoi Cento e dieci ricordi che formano il buon fattor di villa, editi a fine Seicento, segnala la presenza diffusa di un sorgoturco bianco, specie nei “quartieri della Piave”. La sua massiccia diffusione si colloca nella seconda metà dell’Ottocento, grazie anche alla sua maggiore conservabilità. Le pannocchie sono affusolate, allungate, con grandi chicchi bianco perlacei e brillanti, vitrei, si ricava la polenta bianca detta anche “di Treviso”, fine, delicata e saporita. Nel 1950 si contavano oltre 50 mila ettari di coltivi.
La polenta bianca si accompagnava a diversi piatti e nelle campagne si usava consumarla con il latte freddo, ottenendo una sorta di semolino: i patugoi o pestarei nell’area collinare e pedemontana, i tacoi della pianura. Ideale e insuperabile il suo abbinamento con i piatti di pesce povero di fiume e di laguna: marson, schie, moeche, masenete, gamberi, baccalà nelle sue diverse preparazioni. Sono quasi fattori di identità culturale, specie nelle aree collinari, due piatti: polenta e speo e polenta e osei. Eppure il mais bianco ha rischiato seriamente l’estinzione.

Stagionalità
La raccolta del mais avviene da agosto a settembre ma come farina può essere reperito tutto
l'anno.


Negli anni Cinquanta le varietà ibride farinose, più produttive, soppiantarono le coltivazioni ottenute dalle varietà a impollinazione libera come il biancoperla, dalle rese più basse. Alcuni coltivatori, in particolare l’azienda Bellio di Silea, continuarono a coltivare il biancoperla conservandone la semente. Oggi, un gruppo di agricoltori riuniti in un’associazione con una sua sede presso l’Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore “Domenico Sartor” di Castelfranco Veneto, mettendo a frutto il lavoro di selezione dell’Istituto di Genetica e Sperimentazione Agraria Strampelli di Lonigo, ha recuperato e nuovamente coltivato gli ecotipi originari di biancoperla.
L’obiettivo del Presidio è migliorare la qualità della farina di mais biancoperla e diffonderne la conoscenza. In particolare sarà valorizzata la macinazione a pietra – già praticata in passato – che esalta le ottime qualità organolettiche del prodotto.

L'intervento di Cristiano Shaurli a Gemone del Friuli


L'Assessore alle risorse agricole e forestali della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristiano Shaurli, è intervenuto all'incontro dei mais antichi a Gemona del Friuli, con affermazioni che non hanno avuto nulla di scontato.
Attorno ai temi dei mais antichi e dell'agricoltura di un tempo, vi è il pericolo dell'effetto nostalgia,
un po' retorico e un po' ideologico.
Il recupero e il rilancio di antiche produzioni deve invece dare risposte certe di redditività alle imprese agricole, per affermare le ragioni di una agricoltura moderna che non rinnega i valori della storia.
Questa è la strada da perseguire, con la tenacia e la passione di sempre.


sabato 19 dicembre 2015

A Gemona l' incontro nazionale dei produttori di mais antichi




Gemona per un giorno è stata la capitale italiana dei mais antichi. Sabato 19 dicembre nella cittadina della pedemontana, su iniziativa dell’Associazione Produttori Pan di Sorc e dell’Ecomuseo delle Acque del Gemonese, si sono ritrovati i più importanti coltivatori di mais a impollinazione libera, attivi nell’ambito di una rete nazionale di produttori sostenuta da Slow Food. Gli agricoltori e i “conservatori del seme” che hanno partecipato all’evento (da Friuli, Veneto, Trentino, Lombardia, Piemonte e Marche) sono impegnati nei rispettivi territori a produrre vecchie specie e varietà tradizionali di granoturco legate alla cultura alimentare dell’area di riferimento (tra queste il dente di cavallo, il biancoperla, lo spinato rosso, il dorotea, lo sponcio bellunese, il cinquantino…).

Il programma ha previsto lo svolgimento del convegno “Biodiversità tra il dire e il fare”,presso il Laboratorio sul terremoto in piazza Municipio 5, con la presentazione di progetti di filiere maisicole che puntano alla conservazione della biodiversità e della tutela del paesaggio agrario, e un incontro operativo tra i produttori previsto nel pomeriggio. Nel corso della giornata il centro storico di Gemona ha ospitato una mostra mercato in cui sono state esposte le diverse varietà di mais, con la possibilità di acquistare le farine da polenta e altri prodotti forniti dalle aziende presenti alla manifestazione.

L’incontro di Gemona costituisce un importante riconoscimento dell’attività svolta in questi anni dall’Associazione Produttori Pan di Sorc e dall’Ecomuseo delle Acque del Gemonese, impegnati in uno strenuo lavoro finalizzato alla conservazione di una varietà di mais, il cinquantino, che rischiava l’estinzione.

La rete dei borghi europei del gusto ( Azione Il Mulino del Gusto e le Vie del Pane) e la redazione della trasmissione multimediale L'Italia del Gusto sono intervenute all'appuntamento. L'Ecomuseo
è stato inserito nella rete internazionale nel 2014.

Nel territorio per la comunità locale - Un museo voluto dalle persone della Valle di Muggio


Consapevole della ricchezza del patrimonio storico, artistico, etnografico e paesaggistico della regione compresa tra il Ceresio e il Lario, il MEVM ne ha promosso dapprima lo studio ed in seguito ha curato numerosi interventi di conservazione. Privilegiando la relazione con il territorio, esso può venir definito come un «Museo nel territorio».
Il MEVM opera nella convinzione che il museo non va concepito come un luogo di raccolta di oggetti ma deve essere intimamente legato al territorio a sostegno dell’identità locale. In tal senso uno degli obiettivi prioritari del concetto di ecomuseo è quello di coinvolgere il più possibile la popolazione locale. Per l’attività il museo conta su una forte base di volontariato mentre per il lavoro concettuale e di progettualità la componente professionale è indispensabile e spetta ai curatori. Gli interventi concreti di salvaguardia del patrimonio condotti dal MEVM hanno contribuito ad accrescere le responsabilità che tutti dobbiamo avere nei confronti del territorio. Il paesaggio con le sue componenti naturali, antropiche ed emotive può essere un ottimo punto di partenza per trovare progetti e interventi futuri sempre più condivisi.


Le origini

I preparativi che hanno portato alla nascita del Museo etnografico della Valle di Muggio (MEVM), costituitosi in Associazione nel 1980, scaturirono dall’analisi che la Regione Valle di Muggio aveva promosso e dalla ricerca di nuove dinamiche di sviluppo endogeno socio-economico e culturale. Il nostro museo nasce in questo contesto su proposta di un gruppo di lavoro composto da persone molto legate alla Valle. Sin dall’inizio però il MEVM ha voluto distanziarsi dalla concezione tradizionale di museo, inteso come edificio contenitore di oggetti da sottrarre al deperimento, per proporre invece uno sguardo diverso ed evitare doppioni all’interno del panorama dei musei etnografici ticinesi. La Valle di Muggio rappresenta un comprensorio con peculiarità d’importanza non solo storica, artistica ed etnografica ma anche paesaggistica e naturalistica. Consapevole di questa ricchezza, il MEVM ha seguito fedelmente questa filosofia e si è impegnato a valorizzare e far conoscere il patrimonio situato tra il Ceresio e il Lario. Privilegiando la relazione con il territorio, esso può venir definito come un «Museo nel territorio»! Centro informativo del Museo è Casa Cantoni a Cabbio; esso ha la funzione di epicentro dove il visitatore può visitare le mostre e ottenere tutte le informazioni utili per poi andare a scoprire nel territorio gli oggetti di interesse museografico. Con questa particolarità di museo orientato al paesaggio il MEVM contribuisce alla rete dei musei etnografici regionali del Cantone Ticino.


Il territorio come patrimonio

In Ticino il MEVM ha avuto senza dubbio un ruolo da pioniere nell’applicazione del concetto di eco-museo. Rispetto ai canoni museografici vigenti fino agli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso l’ecomuseo rappresenta una vera rivoluzione poiché da una parte afferma che ogni singolo bene culturale va inserito nel suo contesto territoriale, e dall’altra sostiene che la popolazione locale deve avere un ruolo attivo nell’identificazione del patrimonio. Il MEVM in linea con questi principi teorici ha dapprima promosso l’inventario, lo studio e la conoscenza del patrimonio architettonico prodotto dalla civiltà rurale, fino ad allora negletto e considerato di nessun interesse anche da parte degli uffici cantonali competenti. In seguito ha realizzato numerosi interventi nel territorio e ha tessuto una rete di relazioni con gli enti locali e la popolazione interessata.


Il pane della nostra terra in Canton Ticino



L'Associazione Arte e Terra di Castello e il Museo etnografico della Valle di Muggio (MEVM) condividono svariati interessi, alcuni sono: la terra, la coltivazione, i prodotti e la loro lavorazione. Laddove i due enti individuano un interesse comune nasce una collaborazione. Questo è il motivo per il quale essi hanno organizzato - coadiuvati dalla Società Mastri Pasticcieri del Cantone Ticino (SMPPC) - la manifestazione "Il pane della nostra terra".

L'intento era quello di promuovere la cultura del pane facendo riferimento alla sua importanza nella tradizione e nell’alimentazione di oggi.

Durante la manifestazione è stato possibile degustare una decina di tipi di pane prodotti con diversi cereali e ingredienti utilizzati un tempo nelle ricette nostrane. La panetteria della Casa San Rocco di Morbio Inferiore ha preparato il pane di segale, alle noci, alle patate, alla farina di castagne, il pane nero, il pane di lino e il pane di orzo e la “lireta". Davide Terzi ha preparato il pane di mistura (con farina di mais macinata al Mulino di Bruzella) e il "pan tramvai" alle uvette. In una sala sono state proiettate fotografie sul tema del pane. Brevi relazioni hanno svolto: Giuseppe Piffaretti, consulente SMPCC (la lavorazione del grano finalizzata al pane) ; Paolo Crivelli, presidente MEVM ha proposto una carrellata di suggestioni che spaziano dal paesaggio al gusto del pane. Maurizio Tondolo, direttore dell'Ecomuseo delle Acque del Gemonese in Friuli, ha parlato del recupero di un'antica ricetta "pan di sorc" prodotto con la miscela di mais (sorc in lingua friulana) a ciclo vegetativo breve (cinquantino), frumento e segale. Infine la dietista-nutrizionista Evelyne Battaglia-Richi ha informato sull'importanza del pane nell'alimentazione.

La Stiria : il cuore verde dell'Austria



L'Ente Turistico della Stiria è intervenuto alle giornate internazionali di Comunicare per Esistere
a Buje (Croazia), per presentare le eccellenze della regione.

La Stiria è il Land più verde dell'Austria, nel suo cuore verde, con oltre il 60% di boschi e foreste. Il paese delle montagne e delle foreste, del vino e dei giardini, delle città e dei divertimenti. In Stiria tutto è tipico. In primo luogo è naturale la cordialità degli uomini e poi i numerosi prodotti che crescono tutto intorno: zucche, mele o lo straordinario vino, i cui grappoli maturano lungo le pendici disposte a sud.
I 117 ristoranti e trattorie Kulinarium e i loro numerosissimi colleghi ovunque nel paese sanno esattamente come deve essere preparata e cucinata la tenera carne Almo, originaria della Stiria, in che modo devono essere servite le numerose pietanze che si ottengono da questo giardino della natura e come viziarvi in tutti i modi possibili.
A proposito: il cuore verde dell'Austria non vi vizierà solo dal punto di vista gastronomico. Ogni paesaggio è in sé un piacere per gli occhi.
Imponente e montuoso a Nord, dove si staglia il massiccio dei Dachstein, con i suoi quasi 3.000 mt di altezza. Lì inizia il Salzkammergut. Dove si staglia anche il più recente parco nazionale austriaco, quello del Gesäuse con le sue gole mozzafiato. Dove in inverno gli sciatori possono contare su 741 km di piste, dove vi aspettano alcuni dei migliori rifugi dell'intero arco alpino e dove anche lo sci di fondo sta diventando sempre più popolare in 15 premiate località.
A sud, dove le dolci colline dei vigneti lasciano spazio a straordinarie passeggiate e i "Buschenschanken" invitano a una golosa pausa. Dove il prosciutto Vulcano e la zucca e le fonti calde sono impiegate per rilassarsi nell'acqua calda, con grande piacere. Oppure nei giardini in cui si coltivano le mele della Stiria. Giri in bicicletta, escursioni, passeggiate: lasciatevi viziare dall'ospitalità della Stiria.
Ma la Stiria è al tempo stesso la terra del divertimento e delle città: Graz è la capitale del gusto e la città della cultura. "Elevate il vostro spirito" nello Schlossberg, con la sua storica torre dell'orologio, lasciatevi stupire dai celebri tetti di colore rosso, patrimonio dell'Umanità, oppure visitate il teatro dell'opera o uno dei numerosi locali, dopo esservi concessi una visita presso il "friendly alien", nella Kunsthaus. E poi stupitevi del fascino tutto mediterraneo di questa pulsante città, la seconda dell'Austria. E come, malgrado ciò, abbia saputo conservare il proprio verde.
Ma il verde è il colore della stessa Stiria, verde come il cuore che ha adottato come proprio simbolo

“Strade e Borghi Europei degli Organi Storici”


Nel settembre a Buje, in occasione delle giornate internazionali di Comunicare per Esistere, si è costituito il Comitato Promotore dell'Itinerario Culturale 'Strade e Borghi Europei degli Organi Storici'. L'adesione dell'Ufficio Turistico della Stiria (Austria).

Il concept che stà alla base della proposta del nuovo itinerario culturale europeo risiede nell’unicità di ogni organo in qualità di manufatto unico, in quanto ogni regione/zona possiede delle proprie specificità appartenenti al territorio. La finalità di questo progetto, destinato a crescere nel tempo, sarà quindi di portare in risalto il turismo culturale nelle zone e nelle regioni europee meno conosciute, con particolare attenzione alla musica organistica su strumenti storici (eseguendo dei concerti solistici o con vari organici), abbinato alle particolarità locali enogastronomiche e/o culturali, per mezzo della divulgazione di iniziative con un piattaforma europea.
Il progetto nasce per iniziativa della Sezione Veneto della “Associazione Italia-Austria”, legalmente riconosciuta, e della “Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto” e sarà sottoposto agli organi competenti dell’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali (http://culture-routes.net/). A capo del Comitato di Promozione vi è la presidentessa dell’Associazione Italia-Austria, dott.ssa Annalisa Banchieri-Rosso. Il prof. Felix Marangoni, nominato direttore artistico e capo del Comitato tecnico-scientifico, valuterà la qualità degli organi, programmando gli eventi organistici in comune accordo con i partner aderenti. Ogni organismo partecipante dovrà nominare un delegato locale disposto a collaborare con il Comitato Promotore.